giovedì 26 aprile 2012
martedì 21 febbraio 2012
martedì 17 gennaio 2012
Achille piè veloce
Nella consuetudine traballante di una vita cittadina, tra un drago bruco e un nuovo libro da vagliare, l’esistenza di Ulisse viene sconvolta da una lettera.
Con stile gotico e scrittura raffinata, aulica, Achille, spiegava in modo misterioso e quasi oscuro il bisogno di incontrarlo.
È possibile entrare nel mondo di un “mostro” e scoprire che ciò che all’apparenza ci sembra immondo e così differente da noi, alla fine, è diverso soltanto nell’esteriorità?
Achille, il giovane “mostro”, isolato dal mondo e costretto a vederlo da lontano, dalla penombra della sua casa, ci stupisce già dalle sue prime battute, infatti, scopriamo subito la sua acutezza: “la vita di un puntuale è un inferno si solitudini immeritate”.
Ulisse, catapultato in un mondo inaspettato e onirico, si sorprenderà nel comprendere come il giovane e “mostruoso” Achille diventi pian piano un amico.
A volte chi non può godere appieno del mondo riesce a dare un peso più giusto alla vita, al singolo alito di vento che ci accarezza la pelle.
“Lei fa tutto "quasi"? Anch'io. Ma nel mio "quasi" c'è un'impossibilità, nel suo c'è una scelta, una noia, un'insufficienza. Lei è qualche volta "quasi" solo?".
Ironico e impregnato da una malinconica perversione, Achille piè veloce ci svela con tenera inquietudine come la diversità, che tanto allontana gli esseri umani, altro non è che esteriorità, dentro, batte un cuore simile in ogni essere.
Anche Ulisse, come Achille, seguendo un sentiero che non gli appartiene, entra in un mondo simile ad un incubo onirico o ad un sogno paradisiaco, la vita…
“C’è che, a volte, non si capisce proprio quando si sta sognando e quando si è svegli. Che se ci pensiamo, beh … la vita è proprio così, sì, ci sono sogni che paiono realtà e realtà che paiono sogni”.
Michele Drago
Achille piè veloce
Di Stefano Benni
Edito da Feltrinelli
mercoledì 4 gennaio 2012
Follia, di Patrick McGrath
Quando l’amore e la passione travolgono in modo tanto impetuoso e spasmodicamente inebriante un uomo e una donna è possibile rimanere raziocinanti?
Mentre il profumo delle pagine che scorrono porta l’immaginario del lettore alla costruzione un palcoscenico traballante e un po’ fumé, i protagonisti e le loro anime ondeggiano in bilico tra le corde della follia e quelle del sentimento.
Follia, il più fortunato romanzo dello scrittore Patrick McGrath, accattivante e perverso.
A prima vista potrebbe sembrare una storia di ordinario sentimentalismo, una donna sposata, un uomo seducente, inquietante; una storia di passione, ma addentrandoci nelle pagine del libro si comprende ben presto che la banalità apparente è rimpiazzata dalla voglia di conoscere particolari intimi, bassi istinti e sentimenti dei protagonisti.
Il lettore viene catapultato in un mondo parallelo in cui la perversione, la ricerca del limite, il salto nel vuoto avvicina alla morte fino a tangerla.
Il bisogno di cercare un rifugio, nella passione e la speranza di trovarlo in un amante ormai perso nella sua irrazionalità è il filo conduttore che percorre tutta la storia fino al compimento, nel comprendere che non è più possibile scaldarsi a quel fuoco e che non abbia più alcun senso continuare a sopravvivere.
Spesso i sentimenti e i pensieri che aggrovigliano l’esistenza della protagonista hanno dei rimandi nella storia di vita di Alda Merini, anche lei travolta da passione e dolce follia.
Malinconiche visioni di anime tristi e in cerca di un’identità.
Follia è forse il bisogno che ognuno di noi ha dentro se di esplicitare i propri istinti, spesso, senza controllo e quasi animaleschi e che inevitabilmente avvicinano Eros e Thanatos in una calda danza d’amore e morte.
Michele Drago
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