mercoledì 21 dicembre 2011

Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile


A volte per comprendere il presente è necessario specchiarsi nelle storie del passato.
Chiudere gli occhi ed ascoltare con la voce del cuore  le storie che le nostre nonne sentirono dalle loro vecchie nelle calde giornate di scirocco siciliano.
Mentre il nero barocco calatino è la pomposa cornice che accompagna il lettore per  tutto il libro, la scrittrice Maria Attanasio, ci fa vivere sulla nostra pelle anche l’altra Sicilia, quella delle campagne, della fatica per guadagnarsi un tozzo di pane, quella di una scappatella selvaggia tra una “gebbia” e un campo di grano.
Correva l’anno 1698 quando Francisca, embrionale simbolo del femminismo siciliano, quasi inconsapevole, così semplice e naturale; una vita stroncata dalla morte prematura del marito e dalla povertà della sua condizione sociale, si tramutava da donna a uomo, dimostrando a se stessa e a una Sicilia ancora impreparata che il lavoro non è umiliazione, che ogni uomo ed ogni donna hanno diritto a vivere secondo la propria inclinazione e secondo il proprio volere.
Francisca  rifiutando la vita pericolosa e umiliante della prostituzione, confidando, però, nella sua gagliardia e nella sua perizia di contadina, di "bracciante", decide di occultarsi come donna, di travestirsi, di mascherarsi da uomo per avere lavoro e sopravvivere, “fimmina intra e masculu fora e pertanto fazzo sta cosa che di donna adivento huomo”.
Un intenso ed emotivo spaccato di vita che intreccia  le peripezie di una donna eccezionale con l’ambiguità di un popolo ricco di retaggi  per cui è più credibile pensare che una donna possa essere una strega piuttosto che la stessa possa lavorare la terra.
Il romanzo culmina in una visione quasi evangelica di Francisca, che come Cristo sulla croce,  incontra gli occhi colmi di saggezza dell’Inquisitore del Santo Officio.
Questa parabola laica che porta in se sentimento di  perdono e di uguaglianza fa crescere in me la speranza per il futuro di quanti oggi, nuovo 1698, possano sperare di vivere la propria normalità senza essere accusati di essere contro la natura dell’uomo o di Dio.

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